Terre rare, perché tutti le vogliono
I materiali diventati centrali per gli assetti geopoliticiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sono importanti per il presente. E soprattutto per il futuro. Le Terre rare sono diventate centrali per gli assetti geopolitici e nelle ultime settimane occupano i titoli dei giornali perché è su queste risorse che si potrebbe basare l’accordo tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente Usa Donald Trump. Gli Stati Uniti puntano all'accesso e allo sfruttamento dei minerali e in cambio offrirebbero un sostegno militare ed economico all'Ucraina, ormai al terzo anno di guerra dopo l'aggressione russa.
In Ucraina sono effettivamente presenti diversi giacimenti di Terre rare, anche se non è chiaro quanti. E c’è un dettaglio non secondario: attualmente queste risorse non vengono sfruttate e si trovano in gran parte nelle regioni orientali già occupate dall’esercito di Putin.
L’importanza di questi elementi – in tutto sono 17 - è legata al loro ampio utilizzo in settori industriali e al fatto che siano sostanzialmente insostituibili. Dall’energia all’ambito militare, all’elettronica (la produzione di schermi Tv, telefoni cellulari, batterie) e anche il campo medico. Sono indispensabili, ad esempio, per produrre le turbine eoliche: gli impianti per l’energia rinnovabilee hanno necessità di magneti permanenti, che contengono terre rare (in questo caso neodimio e disprosio), e generano un campo magnetico dieci volte più grande di quello prodotto dagli altri magneti.
Le maggiori riserve di terre rare si trovano in Cina; si stima che le riserve cinesi ammontino a 44.000.000 tonnellate, con una capacità estrattiva che nel 2024 ha toccato la cifra di 270.000 tonnellate all’anno. Negli Stati Uniti invece si stimano 1.900.000 tonnellate con una estrazione annua dell’ordine delle 45.000 tonnellate. Altri Paesi che possono contare su ampie riserve sono il Brasile (21.000.000 tonnellate, attualmente ancora poco sfruttate), l’Australia (5.700.000 tonnellate), l’India (6.900.000 tonnellate), la Russia (3.800.000 tonnellate) e il Vietnam (3.500.000 tonnellate). Nella classifica si può inserire anche la Groenlandia, che avrebbe 1.500.000 tonnellate di Terre rare. Ecco spiegato l’interesse di Trump.
Per le terre rare non esiste un mercato ufficiale, di conseguenza raffinatori e aziende – prevalentemente cinesi, americane e giapponesi – interessate all’acquisto, conducono trattative private, con prezzi fatti sul momento. Per questo il mercato subisce importanti oscillazioni, dettate principalmente da ciò che decide la Cina.